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Effetto Salvini. La Lega cannibalizza il M5S. E il PD…

Effetto Salvini? Non solo. Ma c’entra.

Le elezioni amministrative di questa tornata sanciscono vari processi, già in atto da tempo, ma confermati e per certi aspetti drammatizzati. La crescita della Lega, la cannibalizzazione del Movimento 5 Stelle, la tendenza negativa (che in Veneto assomiglia molto a un tracollo) del Partito Democratico.

La crescita della Lega è evidente: anche quando i candidati non sono i suoi, come a Vicenza. L’effetto è palpabile, anche se meno evidente dato il ruolo importante, alle amministrative, delle liste civiche dei candidati. Treviso ne è un esempio più significativo di altri: la scommessa sul ritorno della città alla Lega era sul tavolo, e l’investimento significativo, usando tutti i mezzi, inclusa la ridiscesa in campo dell’immarcescibile Gentilini.

La cannibalizzazione del M5S da parte dell’alleato leghista, in regione, si misura sui dati. E’ vero, il movimento va tradizionalmente molto peggio alle amministrative che alle politiche. E in Veneto conferma in maniera evidente di essere lontanissimo dai fasti nazionali. Ne era consapevole, peraltro: al punto da rinunciare a correre col proprio simbolo a Vicenza, per aiutare il successo del centrodestra. Vedremo in futuro quale sarà la moneta di scambio. Ma non dovrebbe essere di grande valore: il leghismo in Veneto ha successo di suo, senza bisogno del supporto dell’alleato governativo pentastellato. A riprova, anche il ridimensionamento ulteriore di Forza Italia, ormai lontana anni luce dai fasti del ‘doge’ Galan, e la ricomposizione radicale del centrodestra. Ormai le due anime del centrodestra, in Veneto, stanno ormai in un corpo solo: e si chiamano Lega e civismo a trazione leghista, che funge da forza centripeta per gli altri alleati, ormai ridotti a cespugli o poco più.

Il tracollo del PD è ben più di un campanello d’allarme. Semmai uno squillo di trombe e un sonoro rullare di tamburi, probabilmente foriero di ulteriori insuccessi, se nulla dovesse cambiare nel partito (almeno finché non ci sarà traccia di analisi politica seria sulle cause delle continue sconfitte, e una leadership in grado di invertire la rotta). Pensare che la situazione sarebbe paradossalmente ottimale, per una forza di opposizione: non avendo speranza alcuna di andare al governo regionale, e con sempre meno avamposti locali a disposizione, e quindi niente da perdere, il PD sarebbe nella posizione ideale per ripensare interamente la sua proposta politica (abbozzandone una forte, caratterizzata, visibile, distinta, per quanto minoritaria) e lanciandosi in un rinnovamento radicale di ceto politico. Di cui per ora, tuttavia, non si vede traccia.

La partita nazionale non farà che confermare queste tendenze. La polemica sugli sbarchi, e la voce grossa contro l’Aquarius, gestita dal ministro dell’interno a urne aperte in maniera consapevole, ha aiutato. Con il protagonismo di Salvini sui migranti (che certamente ha avuto un ruolo nel successo leghista anche a livello locale) che surclassa ampiamente l’iniziativa dell’alleato Di Maio, che peraltro sconta una fronda interna, su questi temi, di cui nella Lega non c’è traccia. Poco importa che abbia ragione. E poco importa che serva davvero a qualcosa. Ma potrebbe servire, al di là del caso specifico. Se non altro per mandare un segnale all’Europa. Perché, va detto: finché l’Europa non farà la sua parte, nei confronti di immigrati che vogliono sbarcare in Europa, non in Italia, deve sapere che in Italia regalerà voti alla Lega, che peraltro ne è perfettamente consapevole. E la sua parte la può fare solo con la ripresa di flussi ordinati, regolati, controllati e selezionati di migranti, da un lato, e una iniziativa forte di rapporto e collaborazione con i paesi d’origine dei flussi stessi. In mancanza di tutto questo, continuerà a lasciar gestire il fenomeno migratorio irregolare alle mafie transnazionali, occupandosi solo della sua fase finale, quella degli sbarchi, in maniera disordinata, finendo per essere, con il suo comportamento, il migliore alleato dei partiti anti-immigrati.

La forza centripeta, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 12 giugno 2018, editoriale, p.1

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