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Il credito: il ruolo delle banche, tra credenti e creduloni

Il credito è una cosa seria. Imparentata, per giunta, con consanguinei altrettanto seri e importanti: stima, reputazione, fiducia. Insieme, fanno buona parte del vocabolario economico, delle sue espressioni più significative. Da fiducia (parola cugina di fede, come credito lo è del credere: dotata di un’aura di sacralità, quindi) deriva il fido bancario e la fidejussione; da stima l’estimo e lo stimare inteso come determinare il valore di qualcosa; reputazione deriva da putare, fare i conti, come imputare e computare; da credito, infine, parola in sé cruciale del linguaggio economico, deriva la credenziale e il creditore.

Ma c’è molto di più, dietro. La sua parentela con il credere, cioè con il ritenere vero, corrispondente a verità, ci dice che rappresenta un ganglio fondamentale della società: il credito rappresenta l’affidamento (parola anch’essa che deriva da fede, non a caso) ad un altro di un bene proprio, nella convinzione che poi sarà restituito al suo proprietario.

Chi sta nel mercato è dunque un credente: uno che crede in qualcosa di nobile in cui ripone la sua fiducia. Se il mercato non è credibile, se il creditore non viene più considerato, come dovrebbe, il titolare di un diritto, se in definitiva viene considerato niente più che un ingenuo credulone (l’etimo è lo stesso, dopo tutto), a soffrirne è il patto sociale, che subisce un vulnus gravissimo. I comportamenti contro la fiducia – a maggior ragione se si estrinsecano in reati – sono quelli più gravi, perché feriscono il patto sociale alla sua radice, nelle sue fondamenta, senza le quali la società stessa rischia di cessare di esistere.

Non a caso il credo, inteso come simbolo apostolico, è il ripasso di tutto il contenuto degli insegnamenti principali della Chiesa: un mantra che viene ripetuto ad ogni celebrazione, perché contiene il centro simbolico della comunità. Il mantra del mercato è la fiducia. Ferirla gravemente è ferire gravemente la comunità, che finisce per non credere più in nulla, e perdere il senso dello stare insieme – una cosa che esiste solo se ci credi, appunto, e che è faticosissima da costruire, ma fragile, fragilissima, e facile da distruggere. Purtroppo non viene punita con la severità – esemplare, è il caso di dirlo – che meriterebbe. Molto più di uno scoppio d’ira accidentale che porti a conseguenze anche gravi, per dire. E’ letteralmente in-credibile che ciò accada. Ma è la norma che abbiamo finito per accettare. Del resto le leggi le fanno i colletti bianchi, quelli che i reati finanziari li commettono, o i loro commercialisti, avvocati, notai: non stupisce che troppi tra di essi siano compiacenti, o davvero non ne colgano la gravità. Lo so, parliamo di un paese che arrivò, nei suoi momenti peggiori, a depenalizzare il falso in bilancio, rendendo così più grave il furto per fame di un’arancia. Ma è un andazzo diffuso: non solo nel paese di cui parliamo.

Non si capisce, non si riesce a capire, non si vuole capire, che cosa significa, per i piccoli, e a maggior ragione per i truffati e gli sfruttati (i creduloni, sì, rispetto agli istituti di credito che tradivano la loro funzione e il loro mandato) – ma anche solo per i cittadini che rappresentano quell’ampia classe media e popolare che quei reati non potrebbe mai commetterli perché mai potrà trovarsi nella posizione di farlo, e per tutti coloro che fanno onestamente il loro lavoro, e magari di credito hanno bisogno nella loro ordinaria attività, come gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti – che cosa significa vedere i grandi colpevoli che cascano sempre in piedi, che non pagano veramente pegno (non certo in proporzione al danno fatto), che perdono poco o niente rispetto alle perdite inferte ad altri e al sistema. E vedere che, per colpa di costoro, il sistema ha smesso di funzionare, o funziona male: magari, paradossalmente, favorendo ancora una volta i grandi rispetto ai piccoli, chi ha meno bisogno di credito rispetto a coloro per cui è vitale, e la cui mancanza quindi è la morte.

E’ inaccettabile. Ma continua a succedere.

Credenti o creduloni? Se si tradisce la fiducia salta il patto sociale, in “Corriere della sera – Corriere imprese Nordest”, 11 giugno 2018, p. 3, rubrica “Le parole del Nordest” (credito)

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