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Olimpiadi invernali 2026: i vantaggi della sinergia lombardo-veneta

Torino si sia sfilata dalla partita dei giochi olimpici invernali del 2026 è un bene: fa solo chiarezza. Il contrario sarebbe stato un inciampo: con un sindaco a favore e la sua stessa maggioranza (non l’opposizione) contro, si può immaginare il gioco continuo di “stop and go” che ci sarebbe stato. Peccato solo che la rinuncia sia arrivata a ridosso della presentazione della candidatura: una mancanza di serietà istituzionale che si sarebbe potuta evitare. Una contraddizione, questa, che si può mettere interamente in capo al Movimento 5 Stelle, che del resto aveva già rifiutato le Olimpiadi a Roma: ma che, se non altro, in Lombardia e in Veneto è all’opposizione, e non potrà ostacolare più che tanto. Certo, si è fatto notare al governo: con l’incomprensibile ritiro, che sa tanto di ripicca, di ogni supporto finanziario all’Olimpiade a due, e che invece ci sarebbe stato nella versione a tre. Ma lasciamo perdere il passato e veniamo al domani.

E’ un bene anche che il sindaco Sala abbia chiesto, e ottenuto, un ruolo rilevante, diciamo pure una primazia di Milano. Le Dolomiti sono uno splendore patrimonio dell’Unesco, Cortina è una località di prestigio che vanta antichi fasti olimpici (le Olimpiadi del 2026 cadrebbero nel settantennale di quelle del 1956), e nel 2021, ospitando anche i Campionati mondiali di sci, avrà modo di farsi conoscere ulteriormente. Ma Milano è l’unica città globale e veramente cosmopolita d’Italia (le altre sono semmai città fortemente internazionalizzate, ma è altra cosa), un brand in sé, che ha oltre tutto già dimostrato la sua capacità di mobilitazione, a tutti i livelli, nell’organizzazione dell’Expo.

Il tandem Milano-Cortina ha tuttavia un ulteriore valore aggiunto, che va colto nella sua importanza. Esso sancisce simbolicamente un’alleanza strategica che è più importante – anzi, decisiva – per il Veneto che non per la Lombardia. E può contribuire a delinearne e indirizzarne il futuro. Per il Veneto dell’industria e dell’artigianato (ma sempre più anche per altri ambiti: ricerca, università, cultura…) l’aggancio con Milano è cruciale: non per niente si insiste per una vicinanza anche fisica che diventi sempre più prossimità, e includa, nel concreto, le infrastrutture che possono contribuire a raggiungere questo obiettivo (inclusa l’alta velocità ferroviaria – altra cosa che il M5S non capisce – ma non limitandosi ad essa: l’integrazione dei sistemi economici passa, letteralmente, attraverso molte strade).

Gli imprenditori questo l’hanno capito benissimo, e non a caso hanno risposto con entusiasmo alla chiamata del presidente Zaia per contribuire alla raccolta dei fondi necessari all’organizzazione dei Giochi: che serviva comunque, ma diventa indispensabile, e di fatto una condicio sine qua non, visto il ritiro dei fondi del governo (che crediamo peraltro sia in sé, a livello internazionale, un fatto senza precedenti). Si inizia con i brand del settore, ma certamente contribuiranno anche altri, ed è bene che sia così.

Speriamo che questa collaborazione serva anche come lezione di umiltà a un autonomismo talvolta solo di facciata e pasticcione. La sinergia quasi sempre è premiante, rispetto al “faso tuto mi” che crede ancora che chi fa da sé, fa (e guadagna) per tre. La questione delle Olimpiadi invernali ne è una prova interessante: se la candidatura andrà in porto, da questa collaborazione guadagneranno tutti, e in primis proprio il Veneto. A contrario – ma nella stessa direzione di implicita critica all’autonomismo di facciata – va la vicenda dei Mondiali di ciclismo su strada di Vicenza del 2020: una vetrina globale di grande importanza, che avrebbe riguardato tutta l’area dolomitica e non solo, che rischia di essere persa per problemi essenzialmente locali: stavolta i soldi del governo ci sarebbero stati. Quelli che mancano, pare siano altri.

Olimpiadi: il valore aggiunto, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 21 settembre 2018, editoriale, p.1

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