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Se la politica estera rischia di cambiarci più di quella interna

Da paese fondatore dell’Unione Europea e atlantista ad oltranza, a paese anti-europeista e filoslavo. La Russia come patrono e protettore al posto degli Stati Uniti, e insieme contro l’Europa, che è percepita come nemico di entrambi, e che entrambi – in questo alleati – vogliono indebolire: con l’Italia, debole, che si presta a un gioco altrui.

Un cambio di alleanze a tutto campo, che rovescia una storia di settant’anni, senza uno straccio di discussione pubblica sul tema. La politica estera rischia di cambiarci e di costarci ancora più di quella interna. E non solo per lo scontro continuo con l’Unione Europea.

Gli italiani non hanno passione per le questioni internazionali: lo dimostra l’attenzione dedicata ad esse sulle pagine dei nostri giornali. In quantità e qualità. Ma l’ultimo viaggio in Russia di un presidente del consiglio che pare del tutto inconsapevole delle sue implicazioni (mentre non lo è il suo vice Salvini – sempre che i ruoli non siano invertiti – che ci è stato più spesso…) rischia di significare molto più di quello che sembra. E metterci in ginocchio (letteralmente: ai piedi di uno spiacevole sovrano e dei suoi fondi sovrani) assai più di altre scelte di questi giorni.

Ne hanno contezza le classi dirigenti di questo paese, e in particolare a quelle economiche? Perché, è vero: le sanzioni alla Russia costano molto ad alcuni settori economici del nostro paese, e in particolare all’agricoltura. E forse sono inutili e magari controproducenti: ed è quindi perfettamente legittimo volerle mettere in discussione – con l’Europa che le ha promulgate, però, non contro di essa.

Ma, già nel medio periodo, siamo sicuri che Mosca valga bene una messa di questo tipo? Che ci possa sostenere nello scontro con l’Europa, e al posto suo? E lo stesso varebbe per la Cina, peraltro. Sono grandi potenze: il loro interesse per l’Italia è tattico, non strategico. Mentre la nostra alleanza europeista e atlantica (nonostante Trump, vanno insieme) è strategica, non tattica. E valoriale, non solo economica. Chi la sta rimettendo in questione lo sa benissimo. O, almeno, chi lo sta facendo consapevolmente (la Lega). Mentre altri lo stanno facendo insipientemente (il M5S: che forse proprio non capisce la posta in gioco) o forse inconsapevolmente (il presidente del consiglio). Il che, forse, è peggio.

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