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“L’opposizione del cambiamento” (che ancora manca)

Di fronte a un “governo del cambiamento” che sta effettivamente cambiando le carte in tavola, e forse proprio sparigliando il gioco della rappresentanza, nello stile e nei contenuti (in maniera benemerita per chi lo sostiene; preoccupante e perfino eversiva per chi lo avversa), quella che manca è “l’opposizione del cambiamento”. O meglio ne abbiamo due, scollegate tra loro: una in parlamento, che fa il suo lavoro in aula, senza parlare né essere ascoltata nella società; e una nel paese, che si esprime nelle prese di posizione delle categorie, dei ceti produttivi, dei corpi intermedi, della società civile, talvolta assumendo le forme e i rituali della politica partitica (dalle petizioni alle manifestazioni di piazza). Ma due debolezze disunite non fanno una forza. Quella che manca, è un’opposizione che sappia legare entrambe le cose.

La destra non di governo non fa opposizione al governo, ma solo a una sua parte, il Movimento 5 Stelle, nella speranza di tornare al governo con la Lega, facendo finta di non accorgersi che una destra a trazione leghista sarebbe comunque assai diversa da quella liberale del passato. Mentre dall’altro lato dello schieramento, il Partito Democratico appare completamente afono, perso in una battaglia interna per le primarie fatta di personalismi senza visione (ci sono aspiranti leader ma non programmi alternativi), che non appassiona nemmeno al suo interno, figuriamoci all’esterno, dove viene vissuta con una indifferenza che testimonia della crescente irrilevanza di un intero ceto politico.

Eppure qualcosa si muove, nella società. In due ambiti, in particolare. Dentro il mondo cattolico, l’attuale governo suscita turbamenti sui valori, cioè sui fondamentali della convivenza civile, che portano associazioni, pezzi di clero, e molti fedeli, a re-interrogarsi, a discutere, a porsi il problema di avere una rappresentanza anche in politica. E poi c’è il disagio tra i ceti produttivi: che ugualmente non trova voce nell’attuale opposizione. Secondo molti, l’uno e l’altro insieme (il disagio valoriale del mondo cattolico e quello pragmatico del mondo professionale), potrebbero portare a una nuova formazione: cattolico-liberale, composta da culture con solide radici, e che non abbia paura delle competenze (di cui fanno volentieri a meno le attuali forze politiche, di governo e di opposizione) e anzi le rivendichi e le usi.

I fermenti, e il desiderio di organizzarli e di aiutarli a trovare una rappresentanza, non mancano: in questo periodo è tutto un attivarsi di prese di contatto, di incontri informali, non targati, non etichettabili. Le insofferenze del mondo cattolico, anche organizzato (uno dei pochi mondi culturali e sociali che mantiene una riserva di valori saldamente ancorati a un quadro democratico), lo testimoniano con chiarezza. Così come le tensioni e la ricerca di orientamento e di rappresentanza del mondo del lavoro, delle professioni, dei ceti produttivi, di tutti coloro che producono la ricchezza su cui il Paese si sostiene. Così come le proteste del mondo del volontariato e del terzo settore, che vede colpite le sue stesse ragioni d’essere. Così come i corpi intermedi che cercano di mantenere coesione e capacità di risposta e di proposta in un panorama di disintermediazione distruttiva. Per finire con un mondo della cultura, dell’istruzione, della ricerca, dell’innovazione, che oggi si sente incompreso, umiliato e marginalizzato.

Questi mondi, già alle elezioni europee (il loro orizzonte valoriale ideale, perché l’Europa vorrebbero difenderla e rafforzarla riformandola, non distruggerla per chiudersi in un isolamento illusoriamente sovranista che considerano devastante), potrebbero trovare una cornice di senso e un mezzo per far sentire la propria voce. Che questo possa portare a una nuova formazione politica, è ancora incerto. Di certo, in un quadro proporzionale, la sommatoria di due partiti potrebbe portare l’opposizione a risultati più soddisfacenti rispetto al convergere su un solo partito, perso nelle sue dinamiche solipsiste, e percepito come sempre più lontano dalle proprie istanze. In molti paiono cominciare ad accorgersene.

Nuova opposizione: L’argine cattolico-liberale, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 29 dicembre 2018, editoriale, p.1

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