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A proposito del manifesto di Calenda (e del PD)

Sto osservando uno strano dibattito, in queste ore.

Alcuni dicono: ma no, il listone non va bene, diventa un fronte che fa involontaria propaganda ai sovranisti. E poi alle europee c’è il proporzionale, meglio moltiplicare l’offerta…

Modesta opinione di un firmatario della prima ora (che poi, ne sono passate solo 48, e già ci sono più di 60.000 adesioni, e forse qualcosa vuol dire, e ascolterei il messaggio…).

La proposta di una lista europeista (per un’Europa diversa, ma non contro l’Europa) si fa, appunto, PER qualcosa (e non CONTRO: i sovranisti, ad esempio). Anche perché non è solo questione di forma: ha dei contenuti, che sono appunto quelli delineati nel manifesto. Ma sarà utile solo se non sarà un modo per far salire su un taxi appena diverso le stesse persone di prima: ma, davvero, una proposta diversa, con molti nomi diversi, vagliati per ragioni serie (tra cui anche, sì, la rappresentatività e la competenza: e dovrebbe valere anche per chi si ripresenta – ricandidare solo chi ha mostrato di lavorare bene). E allora può essere utile, funzionare, raccogliere consenso, allargare il campo. Ed essere un’operazione intelligente: perché consente per una volta, alle elezioni europee, di parlare appunto dell’Europa, e del nostro futuro come europei.

Se invece (come sostiene chi è contro questa proposta – da dentro il PD, curiosamente) le adesioni degli esponenti del PD sarebbero solo opportunistiche (io credo invece che molte – a partire dagli amministratori, sindaci, ecc., ma non solo – siano sincere), e ci si litigheranno i (molti meno) posti disponibili tra correnti, o tra fazioni, del PD, allora, è vero, non servirà a nulla. Ma non sarà colpa di chi ha proposto questa operazione: ma degli opportunisti, appunto – che, peraltro, così facendo, non farebbero che rinviare, e di poco, un destino segnato. E a questo punto (lo si vedrà: anche in fase di composizione delle liste), sarà il modo per certificare la fine del PD, e dirselo onestamente.

E allora, sì, in questo caso, sarebbe meglio – proporzionale o meno – fondare direttamente un nuovo partito: con chi crede in questo disegno, quello delineato nei contenuti del manifesto. Con il pezzo di PD (Calenda incluso, magari: che tuttavia ha detto di voler rimanere nel PD) che in questo disegno ci crede davvero, e con chi altro ci potrebbe stare: Bonino e Pizzarotti, se vorranno, ma soprattutto i pezzi di società civile che hanno firmato il manifesto, tra cui c’è anche un pezzo significativo di mondo cattolico, che ha voglia di giocarsela perché ha valori antagonisti a quelli dei gialloverdi, ma non trova (più) spazio in un PD afasico come quello attuale, e quindi non si impegnerebbe (più) lì dentro: già abbastanza scottato in passato. In questo caso il PD declinerebbe: meritatamente.

La sintetizzo così: per il PD questa è l’ultima chiamata, da parte del proprio stesso elettorato. Se la ascolta, e molti dentro il PD vorrebbero ascoltarla, sarà un importante passo avanti nel ricucire il rapporto con gli elettori e con il paese. Altrimenti, se le elezioni europee saranno solo un momento in cui selezionare una (sempre più ridotta e meno rappresentativa) classe dirigente, sulla base dell’appartenenza alle fazioni congressuali o ad altre, e in cui gli zingarettiani voteranno gli zingarettiani, i martiniani voteranno i martiniani, e i giachettiani i giachettiani, in un’eterna guerra per bande, il PD, semplicemente, è morto. E prima lo certifichiamo meglio è.

Io penso ancora che sia possibile percorrere la prima strada. Ma non per molto. E’ il tempo delle scelte.

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