stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

Tentata strage sul bus: le parole per dirlo, le domande da farsi

Ieri sono intervenuto a caldo: con quanto segue, pubblicato nel mio blog sul Corriere del Veneto.

E’ terrorismo, perché voleva seminare il terrore.

E’ razzismo, perché uno con la pelle di un colore voleva fare fuori dei ragazzini con la pelle di un altro colore.

Fatte le doverose premesse, possiamo parlare di tutto. Dello squilibrio individuale, della mancata integrazione, del fatto che a rigore non si tratta nemmeno di un extraeuropeo (visto che è nato in Francia ed è cittadino italiano), del fatto che è un cane sciolto, del fatto che tra le potenziali vittime c’erano degli stranieri figli di stranieri, più stranieri di lui. Curiosamente, tutte cose che ritroviamo anche negli atti eclatanti di certo jihadismo europeo. E tratti simili ha anche il terrorismo suprematista. E ogni nichilismo. Anche gli attentati anarchici di un secolo fa.

Ma c’è appunto la voglia del gesto simbolico. Dell’immolarsi per una causa (facendo pagare il prezzo ad altri, innocenti) con la quale in realtà non si ha molto in comune. Del farsi vedere da un mondo per il quale si conta poco usando mezzi estremi e terrificanti. Del considerare l’altro solo come un simbolo e non come un essere umano.

Poteva essere una strage terribile: questo dobbiamo stamparcelo bene in mente. Da cui sarebbe stato durissimo riprendersi. Che avrebbe potuto scatenare meccanismi terrificanti. Ora possiamo ringraziare i carabinieri e la prontezza dei ragazzini, e magari anche Dio, perché non è successo niente.

E possiamo metterci a lavorare. Per una società dove ci siano più legami e più intensi. Dove dei ragazzini (e gli altri, in generale) non diventino dei simboli o degli strumenti, ma restino dei ragazzini, delle persone, degli esseri umani. Per l’integrazione, se vogliamo (perché il suo opposto è la dis-integrazione): di tutti. Di tutti i dropout: di tutti i generi. Di tutti quelli che giustificano questi atti con un clima. Di tutti quelli che ne approfittano per produrre un clima peggiore. Che non è nell’interesse di nessuno. Nemmeno loro. C’è molto da fare. Bisogna cominciare a farlo.

http://venetoblog.corrieredelveneto.corriere.it/2019/03/21/tentata-strage-sul-bus-di-ragazzini-le-parole-per-dirlo/?fbclid=IwAR1E8ORc-v5GLIR0H0W6TpcOR6IsYFZ9sy_-ttswtVBpIqd9HOdcXeHQ0Ms

Ora constato, con piacere, che è iniziata una nuova – necessaria – discussione: sulla cittadinanza. Questa idea di darla al ragazzino nato in Italia ma figlio di immigrati egiziani, Samir, come premio per aver dato un contributo decisivo nel buon esito della vicenda, e di toglierla al senegalese che senegalese non è (cittadino italiano, nato in Francia) per punizione, fa scoppiare inevitabilmente le contraddizioni di questa idea ondivaga e non fondata su solidi principi della cittadinanza. E ci costringerà, forse, a ripensare le decisioni sulla cittadinanza (tassello decisivo dei processi di integrazione) finora prese, o meglio, non prese. L’Italia non ha ancora una strategia, su questo: è il caso che cominci a discutere su quale darsi.

Leave a Comment