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Politica a nordest: lezioni dal voto

La Lega consolida e travolge: il Veneto è la regione più leghista d’Italia. Ormai è, semplicemente, il potere. In tutte le sue dimensioni. Beneficiando quindi anche dell’effetto di adeguamento, di conformismo anche un po’ forzato, che determinano tutte le situazioni di potere non contendibili: ovunque e sempre, che si trattasse della DC nelle regioni bianche o del PCI in quelle rosse. Provate a essere un sindaco di centro-sinistra in un paesino del Veneto, o leghista in Toscana: tutto, inevitabilmente, diventa più difficile, anche solo ricevere un piccolo finanziamento o la collaborazione a un progetto. La gente – e soprattutto gli operatori economici, e le burocrazie – lo sa, e spesso si adegua.

Naturalmente, dietro il successo della Lega c’è molto più di questo. In particolare per quel che riguarda l’autonomia: un progetto che viene da lontano, perseguito con metodo, che oggi, con la conquista del Piemonte, ha la forza travolgente di tutto il nord dietro di sé. Paradossalmente, il nemico principale oggi sta al suo interno: nella nuova linea sovranista della Lega e nel governo. Dunque, tradizionalmente, a Roma. Solo che a Roma, oggi, il padrone è proprio la Lega: fino ad ora in condominio con un Movimento 5 Stelle esplicitamente contrario all’autonomia. Oggi, con un M5S inevitabilmente ammorbidito – se non tramortito – dal risultato elettorale, le cose potrebbero cambiare. Mentre bisognerà dare risposte, a breve, alle aspettative dei ceti produttivi: che sono invece sul fisco, sulle grandi opere, sulla rimessa in moto dell’economia. E qui sarà più complicato, dato il quadro economico e finanziario, largamente peggiorato proprio da quando la Lega è al governo.

E per quel che riguarda l’opposizione? Il nordest è l’unica area in cui il Partito Democratico, se guardiamo al numero di voti (le percentuali sono spesso ingannevoli), cresce rispetto alle politiche del 2018: di oltre 22.000 voti. In tutto il resto d’Italia i voti calano. I dirigenti dem usano le percentuali per vantare il sorpasso sul M5S. A livello nazionale, in realtà, il sorpasso – sempre calcolando i voti, e non le percentuali – c’è stato, sì, ma in discesa: il M5S ha perso molto di più del PD, mentre la Lega (e Fratelli d’Italia) sono i soli ad aumentare anche il numero dei voti. A livello circoscrizionale l’aumento è dovuto in gran parte al “fattore C”: Carlo Calenda. Da solo ha totalizzato 275.000 preferenze: il 20% dei voti del partito! E, in misura notevole, sono voti personali: di elettori che hanno votato PD perché hanno votato lui, e non l’avrebbero fatto altrimenti (ciò che spiega la crescita nel nordest, in controtendenza rispetto a tutta Italia, di un partito che non ha alcun merito specifico né alcuna visibilità particolare – salvo che in Emilia-Romagna – rispetto a quello delle altre circoscrizioni). Voti, dunque, che, se si fosse presentato altrove, in Veneto e nel nordest, in gran parte, non si sarebbero visti. Voti, quindi, che oggi ci sono e domani non si sa. Detto ancora più brutalmente: il PD senza Calenda avrebbe perso peggio che nelle altre circoscrizioni, dove il calo è stato tra i -13.000 voti del nordovest e i -33.000 del sud (e chi vanta la tenuta del PD a Padova o altrove come fenomeno dovuto solo alle proprie virtù amministrative forse dovrebbe dare un’occhiata anche alle preferenze prese dal capolista). Per il Partito Democratico, dunque, la scommessa vera sarà sulla sua capacità di interpretare il segnale mandato dalle candidature, di fatto, esterne: ciò che non vale solo per Calenda, ma anche per tutti i campioni di preferenze del PD in questa tornata – da Pisapia e Tinagli a nordovest, a Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, nel centro e nelle isole, candidato di Demos, cioè di Sant’Egidio. Se saranno solo delle foglie di fico, avranno tamponato il danno oggi, ma senza conseguenze di lungo periodo sul calo tendenziale del PD. Perché siano altro, bisogna che il PD se ne accorga. E che gli esterni giochino un ruolo interno. Entrambe cose non scontate.

Due lezioni dal voto, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 29 maggio 2019, editoriale, p.1

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