stefanoallievifoto logo stefano allievi










Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


twitter allievi facebook allievilinkedin allievifeed allievi

La diversità che non sappiamo gestire

Non sono eventi epocali: sono il basso continuo della nostra vita sociale. Non sono i grandi problemi che decidono le sorti del paese: sono i piccoli problemi quotidiani, che però forse ne decidono l’anima. Perché ce li ritroviamo accanto, sempre più spesso, ci riguardano tutti, e ci mettono di fronte a dilemmi – morali prima che culturali, culturali prima che sociali, e sociali prima che politici – che porteremo con noi a lungo. Di cosa parliamo? Delle solite – ormai – notizie di polemiche e conflitti (non sempre solo verbali) su base etnica e razziale, o così interpretati. Vediamole, nella loro diversità che tuttavia le accomuna.

Un sindaco (di Caerano San Marco, nel trevigiano) avvicina un camper di nomadi, per chiedere (intimare, immaginiamo, a termini di legge) di andarsene: viene aggredito e picchiato. A un ragazzo di origine etiope viene impedito di entrare in un locale sul lido di Sottomarina a causa del colore della sua pelle. In un campo di calcio di una serie minore, nel miranese, dei giovanissimi atleti originari della Colombia e del Burkina Faso vengono insultati dagli avversari per lo stesso motivo. Un comportamento, va detto, piuttosto frequente sui campi da gioco e ancor più sugli spalti.

Il terzo episodio, contenutisticamente il meno grave, segnala però il problema più ampio: la “banalità” di questi fatti, che accadono tutti i giorni nei più disparati ambienti. I due ragazzi sono colpevoli a prescindere, per il fatto di essere quello che sono: “negri di m…”, agli occhi di chi li insulta. Per nessuna ragione specifica: perché esistono, e basta. Il secondo è più serio, anche per la scusa raffazzonata dai buttafuori: altre persone di colore, nei giorni precedenti, avevano rubato nel locale. Entrambi segnalano una disabitudine alla diversità, una incapacità di assimilarla, naturalmente un inaccettabile pregiudizio (il ragazzo di Sottomarina, adottato, è cittadino italiano: ma per inerzia, a causa del colore della pelle, viene chiamato “africano” – se fosse stato africano sarebbe stato altrettanto grave, naturalmente). C’entra l’ignoranza, dunque: ma anche il mancato rispetto di una civiltà e di una legalità di base, da abc della convivenza civile. Ci si sente il diritto (morale) di etichettare e stigmatizzare l’altro per l’insieme più “largo” a cui presuntamente lo incorporiamo, secondo un sillogismo elementare che vorrebbe giustificare la discriminazione (un nero ha rubato nel mio locale, non faccio entrare i neri) ma che vìola molti presupposti logici, oltre che la norma e l’etica. Non lo si sarebbe mai applicato al proprio gruppo di appartenenza (che so, ai veneti, o ai bianchi), ma ci si sente in diritto di applicarlo, selettivamente, nei confronti di gruppi che consideriamo “devalorizzati” (non lo si farebbe nei confronti, diciamo, degli scandinavi, e probabilmente nemmeno delle popstar di colore, valorizzate dalla ricchezza e dalla fama). C’è poi l’attribuzione di una intollerabile responsabilità collettiva, mentre essa è sempre individuale. E qui entra in gioco il primo episodio, naturalmente il più grave: per la cosa in sé (il sindaco ha subìto un pestaggio) e perché rivolto al rappresentante dell’istituzione locale, cioè di tutti i cittadini. Pur di segno diverso, anche questo episodio solleva in fondo gli stessi problemi: quelli della diversità, anche a parti invertite, della parità di trattamento, e del rispetto della legge, unica vera garanzia in tutti e tre gli episodi (i responsabili del pestaggio sono già stati identificati e verranno processati, il locale di Sottomarina è stato denunciato e sanzionato, la giustizia sportiva è stata interpellata). Anche qui va ricordato che la responsabilità, penale in questo caso, è personale: degli aggressori, non del gruppo di appartenenza (nomadi, rom o quale che sia). Ce lo ricorda la legge, della cui tutela siamo grati. Lo dimentica la sensibilità media, le opposte tifoserie, anche istituzionali: ognuno ha stigmatizzato solo l’uno o gli altri episodi, a seconda di come legge il mondo, e di come vota.

Incapaci di gestire la diversità, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 15 agosto 2019, editoriale, p.1

Leave a Comment