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Padova: perché il PD ha perso la città

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Il PD a Padova: le ragioni di una sconfitta

Il risultato definitivo è arrivato al ballottaggio, ma le ragioni della sconfitta della coalizione di centrosinistra a Padova erano già tutte scritte nel voto del 25 maggio. In quella occasione, proprio nel giorno in cui il Partito Democratico otteneva il suo migliore risultato di sempre alle elezioni europee, con un clamoroso 40,8% dei voti, e a Padova prendeva ancora più voti della media nazionale, con il 41,4%, per il comune il PD riusciva a raccogliere solo il 24,9% dei voti: 16,5 punti in meno. Il che significa che gli stessi elettori che sulla scheda delle europee davano la loro fiducia al PD, sulla scheda delle comunali gliela toglievano in larga misura: 45.841 voti alle europee, 26.700 voti alle comunali, poco più della metà – una catastrofe politica. Continua a leggere

I paradossi del voto padovano

Il risultato del voto a Padova mostra molti elementi di interesse, per ragioni in parte contraddittorie. Il voto, di fatto, non ha premiato il governo della città, emerso ‘non vincente’ dalla competizione al primo turno, con il sindaco uscente Rossi in testa, ma di misura, sull’avversario Bitonci. Continua a leggere

Per una città aperta: sul voto a Padova

Qualche considerazione sul risultato elettorale

Una analisi del risultato elettorale al primo turno

Il primo turno delle elezioni comunali a Padova ha mostrato una serie di problemi nel campo del centrosinistra, che ha governato la città negli ultimi anni. Nessuno si faceva l’illusione di vincere al primo turno. Ma è indubbio che il consenso ricevuto è stato inferiore alle aspettative, per una amministrazione uscente. In particolare quello al Partito Democratico, che nel suo momento di massimo successo alle europee, con il 41% dei voti, ne ha ottenuti, dagli stessi cittadini, solo il 25% alle comunali. Certo, in un contesto di offerta politica molto più frastagliata. Le altre forze politiche, in particolare quelle del centrodestra, del resto, da questo punto di vista sono andate assai peggio. Continua a leggere

Divorzio breve: una scelta per la famiglia

L’approvazione da parte della Camera della legge sul divorzio breve, con un’inedita e soverchiante maggioranza che include i tre poli politici fondamentali (PD-centrodestra-M5S) e prospetta una rapida approvazione anche al Senato, completa un processo iniziato quarant’anni fa, con l’approvazione della legge sul divorzio. Ed è una svolta simbolica: l’indicatore di un paese le cui leggi sociali fondamentali, cui le norme legali si adeguano, sono basate non solo sull’obbligo ma sul consenso, non sugli impedimenti ma sulla libertà, non su una norma astratta ma su una pratica concreta. Continua a leggere

Lapsus freudiani?

In una mail a un amico:

scrivo ‘renziani’ e il correttore automatico trascrive ‘benzinai’

scrivo ‘fassina’ (minuscolo, ma intendevo ‘fassina chi’) e mi corregge ‘fascina’

va bene che Renzi in conferenza stampa, dopo la vittoria dell’altro giorno, aveva detto che la rottamazione è appena cominciata: ma piromani, dài…