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Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


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Prima gli italiani, anche nella solidarietà?

E’ la separazione o il divorzio di un amico, a farci riflettere su come va la nostra famiglia, su cosa si può migliorare. E’ l’incidente stradale di cui leggiamo sul giornale, a farci preoccupare della sicurezza sulle strade anche da noi. E’ lo sfruttamento o la mancata scolarizzazione dei bambini d’Africa, a ricordarci che troppi bambini lavorano o non vanno a scuola anche nelle nostre città. E che dovremmo quindi occuparcene. Continua a leggere

Il Nordest e la cultura d’impresa. Il paròn e la start up

Capitalismo molecolare. Impresa diffusa. Il paròn con il cuore da operaio. I contadini e gli artigiani che fecero l’impresa. Il Nordest per molti anni è stato questo. O è stato raccontato così. Continua a leggere

Le trasformazioni della rappresentanza. Di politica, sindacato, leadership e altro ancora

Rappresentare significa fare presente, mostrare, e in senso traslato farlo al posto di qualcun altro. Il rappresentante rappresenta gli interessi del rappresentato meglio dell’interessato. Come l’avvocato, rappresenta gli interessi di una persona e li difende meglio di quanto farebbe la persona stessa, sostituendola. Continua a leggere

Primo giorno di scuola: insegnanti e famiglie di fronte alla riforma

Primo giorno di scuola in quasi tutte le regioni d’Italia. Non in Trentino Alto Adige, che ha cominciato il 7 settembre. E nemmeno in Veneto, che per imperscrutabili motivi comincerà per ultimo, insieme alla Puglia, il 16. Al di là della data differenziata (se non altro simbolico segno che l’autonomia scolastica c’è), i problemi con cui quest’anno scolastico si apre sono comuni. Sarà infatti in vigore la riforma della scuola voluta dal Governo, contro cui sono già annunciate le prime mobilitazioni e proteste: impugnata anche dalla Regione Veneto con il sostegno del Movimento 5 Stelle, mentre il movimento anti-gender raccoglie le firme per abolirla insieme ai Cobas (per dire quante cose diverse ci si possono trovare dentro, e quante strane alleanze si creano). Continua a leggere

Corbyn, Mujica e l’ambivalenza del potere

La dico così, semplice e banale: ma l’elezione di Jeremy Corbyn a leader dal Labour mi pare abbia più a che fare con Pepe Mujica che con Churchill, Thatcher, Blair.
Che abbia a che fare più con il desiderio positivo di pulizia, di onestà, di qualunquismo nel senso buono, buonissimo, di essere come le persone qualunque: pulite normali, vestite normali, con frequentazioni normali, con desideri normali, un’etica (buona) normale. Più che non con il duro esercizio della forza, o quindi con l’essere o almeno sembrare delle specie di supermen, diversi da tutti, più smart di tutti: ed essere ricordati per un esercizio forte del potere che ha trasformato il reale, nel bene come nel male.
Il rischio è che questo qualunquismo buono resti solo decorativo (importante, simbolico, di indirizzo etico), ma nel caso inglese – diversamente da Mujica – destinato all’opposizione, non veramente decisivo, invece di diventare ruolo di governo, politico a tutto tondo, capace di incidere, di trasformare, di cambiare, di segnare un’epoca. E tuttavia è significativo che emerga: perché risponde a una domanda e a un’esigenza sociale profonda.
Non so come andrà a finire. La normalità mi piace, umanamente, persino esteticamente. So però, tragicamente – nel senso della tragedia greca, di quelle di Shakespeare, ma persino dall’esperienza italiana dell’ultimo trentennio – che il potere è spesso altro, ha a che fare con una sua specifica grandezza, che è tutto tranne che normale, quotidiana.

E non è facile conciliare l’una e l’altra dimensione.

Ciò di cui ha bisogno la scuola

Il “Corriere della sera” pubblica un importante sondaggio sulle famiglie e la scuola (qui il link).

Ecco, da insegnante io ci rifletterei. Continua a leggere