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Apertamente Blog Appunti dalla crisi italiana


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La politica di oggi e i simboli nazifascisti di ieri. L’insostenibile leggerezza di Giorgetti (e Zaia)

Detesto la retorica dell’antifascismo: pur ritrovandomi – per storia familiare – dalla parte dei vincitori di oggi e non di quelli di ieri. Merito di una madre finita nelle galere nazifasciste fino alla Liberazione e di uno zio aviatore e eroe di guerra, dopo l’8 settembre diventato comandante di un proprio gruppo partigiano, e infine capo di stato maggiore delle Brigate Garibaldi (per poi finire ucciso il 26 aprile del ’45: per la storiografia ufficiale, da una banda di fuggiaschi tedeschi; e per quella non ufficiale da un gruppo di partigiani comunisti – tanto per non farci mancare nulla, come contraddizioni politiche e storiografiche). Continua a leggere

Salvini e gli industriali: che cosa non va

Gli applausi degli industriali veneti a Renzi non sono ancora stati digeriti. Il leader della Lega, Salvini, accusa gli industriali di essere filogovernativi con chiunque: Berlusconi, Monti, oggi Renzi (e, in Veneto, Zaia). Come dire: vanno dove è il potere, corrivi. Senza capire che gli industriali sono filogovernativi perché hanno bisogno come l’aria di riforme, e le chiedono a chi le può fare, cioè i governi: e, soprattutto, sostengono chi le fa davvero. Tanto è vero che se i governi non fanno le riforme si rivolgono altrove. Continua a leggere

Cibo halal: un confine che non divide

https://www.youtube.com/watch?v=5jHwH6w6NxI

Le carte: imprenditori, burocrazia, mazzette

Le carte. L’incubo dell’imprenditore, dell’artigiano, del commerciante ma anche del cittadino qualsiasi. L’ossessione di chi lavora, e non riesce a capire che le carte siano un lavoro: visto che sono percepite – e spesso sono – un ostacolo al lavoro ‘vero’. Lavoro considerato improduttivo, a fronte di quello produttivo di chi finisce per mantenere anche chi ‘passa’ le carte, come si dice significativamente: di chi cioè nemmeno le produce – le fa solo viaggiare da un ufficio all’altro. Un’attività passiva che si è trasformata in passività attiva: e da mezzo ha finito per diventare, nell’immaginario diffuso, semplicemente problema. Continua a leggere

Se Voltaire non è di casa a Padova: libri gender e polemiche inutili

Avremmo fatto volentieri a meno di ritornare sulla questione dei libri cosiddetti gender: un’etichetta già di per sé poco chiara, al punto che, a seconda di chi la usa, viene stirata estensivamente per includere tutto ciò che sembra alludere a qualcosa di diverso da una presunta normalità (magari anche solo l’amicizia tra un orso e un topolino), o ridotta ai pochi testi che parlano di modelli familiari diversi dalla famiglia tradizionale, e in particolare di coppie omosessuali. Il problema, in effetti, è che non ha senso una campagna ‘no gender’, per la semplice ragione che non esiste un gruppo o una fantomatica ideologia ‘sì gender’: esistono semplicemente persone che si interrogano, dando peraltro risposte assai differenziate, su come affrontare una innegabile trasformazione dei modelli familiari, e anche come spiegarla. Continua a leggere

La scuola, il gioco: perché vanno d’accordo di rado. E perché è un problema

Un bimbo di sei anni è scappato da scuola. E’ accaduto in una prima elementare di Valstagna, un paesino di neanche duemila abitanti dalle parti di Bassano. Non proprio una notizia da prima pagina. Tuttavia appartiene alla categoria di quei piccoli squarci di verità che trapelano dalla cronaca per diventare occasione di riflessione. Continua a leggere