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L’Europa di fronte al pluralismo: le sfide di oggi

Europa e Firenze: incapacità di gestire i cambiamenti sociali

lunedì 02 maggio 2016 ore 12:17 | Cronaca

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​Nel complesso delle Murate a Firenze nei giorni 8 e 9 maggio conferenze, cooking show, concerti, animazione per bambini, arte e cultura

La Notte Blu di Firenze che celebra l’anniversario della nascita dell’Europa presenta “Incontri di civiltà” questo il tema che il centro Europe Direct Firenze ha scelto per il 2016, un focus sul rapporto tra Occidente ed Oriente.
Spiega il responsabile del centro Natale Seremia “Abbiamo voluto dare voce ad esponenti di spicco nel nostro panorama culturale e portare i professori in piazza per affrontare temi molto delicati con un linguaggio rivolto non solo ad un pubblico di giovani studenti, ma a tutti coloro che sentono la necessità di informarsi. Non sarà solo una lunga lezione, ci saranno spazi di intrattenimento, di animazione, concerti e dimostrazioni enogastronomiche”Il programma della Notte Blu 2016 è online.

Tra gli importanti relatori previsti, lunedì 9 maggio alle 15 e 30, ci sarà anche il professore Stefano Allievi classe ‘58, docente di Sociologia nel corso delle Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Padova. Giornalista professionista dall’81 è per anni editorialista del gruppo Espresso-Repubblica ed oggi del Corriere della Sera. Numerose le pubblicazioni in vari paesi, i suoi testi sono stati tradotti in varie lingue europee, in arabo e in turco.
Dal 2015 è direttore del Master sull’Islam in Europa dell’Università di Padova e dal 2016 è membro del Consiglio per le relazioni con l’islam italiano presso il Ministero dell’Interno.

Perché può essere utile parlare di Europa ad una platea di cittadini? “L’Europa attraversa trasformazioni gigantesche di cui ogni giorno troviamo traccia sui giornali, a partire dai muri o presunti tali, ma penso anche alla crisi monetaria, in un contesto in cui la politica estera ha diminuito il suo ruolo. Il mio intervento si colloca nella sfera religiosa, tutt’altro che secondaria perché dimostra quanto sia sentita la trasformazione a livello sociale: l’Islam è la seconda religione in Europa dopo il Cristianesimo. La maggior parte dei paesi europei dal culto monopolista, anche a prescindere dall’immigrazione, si è frammentata in individui che non condividono più le stesse radici religiose e forse non lo faranno mai più”. Prendere atto della realtà è il primo passo.

Possibile che la religione abbia un rilievo sociale solo quando occorre far prendere le distanze da eventi terroristici? “C’è una richiesta ai nuovi cittadini di una lealtà ed una fiducia che denota insicurezza. Qualcuno che si crede di origine europea dovrebbe porsi una seria domanda: nel momento in cui richiedo agli altri una dichiarazione di lealtà al sistema ed il rispetto del patto sociale, sono pronto per primo a rispettarlo? Le prove direbbero il contrario, mostrando una mancanza di capacità rispetto ad altri periodi storici in cui l’Europa ha saputo gestire il fenomeno”. Un appello in meno ed una domanda in più.

A Firenze parlerà ad un pubblico che ha partecipato a numerosi incontri, ma dopo diversi anni non ha individuato neppure il luogo sul quale far sorgere una moschea. “Una situazione paradossale, perché le moschee sono luoghi culturali che favoriscono il dialogo e sono un segno tangibile dell’integrazione. Se c’è un posto che non favorisce l’integrazione è proprio quel luogo marginale o clandestino adattato ad una funzione che non gli è propria. Non diciamo niente di nuovo, la storia ci insegna come le nuove comunità religiose necessitino di spazi propri in cui esercitare il proprio culto”. Al dialogo seguono i fatti.

Oltre ad essere professore, già giornalista professionista, svolge un importante ruolo di divulgazione attraverso la rete, è utile parlare di pluralismo religioso all’italiano medio?“Cerco nel mio sito di mettere a disposizione più materiale possibile perché c’è bisogno di informazioni accessibili, agevoli e comprensibili. Siamo passati dal monopolio cattolico alla presenza dell’Islam come seconda religione e questo impone oggi ad un paese di emigrazione delle riflessioni, diversamente da altri paesi europei dove l’immigrazione è stata maggiormente assimilata. Da noi non aiuta certo il ruolo dei media che trattano l’argomento in modo isterico, penso ad esempio al tema dell’accoglienza che pure è presente nelle medie e piccole città”.

A questo proposito la Toscana ha espresso un proprio modello ed il Presidente della Regione ha recentemente proposto di accogliere i migranti sull’Appennino nei borghi che necessitano di essere ripopolati: può funzionare? “Ha già funzionato al sud e in quei luoghi in cui c’è un problema demografico serio. Questo non esclude che la città sia più attrattiva.. però quello che io definisco islam dialettale si integra più facilmente nelle società piccole dove il fenomeno è più visibile e dunque gestibile. Nelle piccole città esiste una rete di conoscenze personali, i figli si frequentano in ambiente scolastico, ed avere nomi e cognomi precisi aiuta. Non dimentichiamo poi che alla città si arriva gradualmente, fin dal medioevo abbiamo testimonianza di un fenomeno migratorio dalle campagne verso la città”.

L’Europa vive una crisi imprevedibile? “Secondo me prevedibilissima. Da sociologo sostengo che per costruire il patriottismo non bastano mesi oppure anni, occorrono decenni di identificazione simbolica forte. Esiste però un proverbio africano “Si sente più l’albero che cade della foresta che cresce” e rende l’idea del processo europeo che attraverso l’Erasmus l’integrazione scientifica ed economica è forte, ma che viene dato per scontato. Emerge purtroppo, rispetto alle grandi sfide di oggi come i flussi migratori e la politica estera, una inconsistenza ed una incapacità di leggere il presente che mi lascia sconcertato per il livello di insipienza. Manca la capacità di creare una leadership e manca anche la capacità profetica che hanno avuto invece quei leader che hanno fondato l’Europa”.

La gestione del pluralismo culturale e religioso sono dunque delle sfide ancora attuali che si credevano vinte oramai da alcuni paesi europei come la Francia e che oggi vengono rimesse in discussione a livello collettivo: per analizzare e risolvere la questione occorre forse tornare alle basi delle culture occidentale ed orientale.

http://www.nove.firenze.it/europa-e-firenze-incapacita-di-gestire-i-cambiamenti-sociali.htm

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